Solaxe: Michele Mariani ci spiega i giusti spazi per una mela di qualità


A Monestirolo, in provincia di Ferrara, l’azienda Giaccone ci ha accolto nei propri frutteti a pochi giorni dalla raccolta delle mele. Questo impianto di Fuji piantato nel 2012 è dotato di una copertura antigrandine con pali 8,5 x 8,5 posti a circa dieci metri di distanza ma piantati ben in profondità nel terreno (1 m). Michele Mariani (Alimenta), agronomo specializzato nel settore della melicoltura ci ha accompagnato allo scoperta dei segreti di una produzione generosa e di ottima qualità.

Solaxe a conduzione centrifuga

Il sistema di allevamento prescelto per queste piante di Fuji (clone Aztec) è il cosiddetto “Solaxe” a conduzione centrifuga. Si tratta di una tecnica di derivazione francese che lascia la pianta libera di crescere senza eccessivi interventi cesorei nei primi anni di vita; si procede semplicemente attraverso piegature dei rami in orizzontale, facendo in modo che i frutti ricadano verso l’esterno aumentando quindi la possibilità di ricevere luce da parte dei frutti. I sesti di impianto poco fitti consentono lo sfruttamento di tutti i vantaggi di un sistema di questo tipo. In questo caso si è mantenuta una distanza tra i filari di 4,5 m e di 1,5 m tra le piante.

Rete antigrandine: una scelta ponderata

In queste zone della Pianura Padana la coltivazione di frutteti senza una copertura antigrandine risulta fondamentale (come dimostrato dall’esempio recente di Finale Emilia che abbiamo già raccontato). Eppure non si tratta semplicemente di protezione dalla grandine. Le ricerche svolte dal Consorzio Mela Più in collaborazione con Patfrut hanno dimostrato che la rete a colorazione grigia, in queste zone, offre i migliori risultati per quanto riguarda la colorazione della frutta e la morbidezza della buccia.