UN MILIONE DI PALI E UNA LUNGA AMICIZIA: INTERVISTA A KARL KARNUTSCH

In 45 anni abbiamo piantato un milione di pali solo a Lana (Bolzano), tutto questo anche grazie a Karl Joseph Karnutsch. Ecco la storia della sua cooperativa agricola e del lungo rapporto di amicizia con Gianni Spinazzé.

 

Lana è un piccolo comune di circa 12.000 abitanti in provincia di Bolzano. Qui, dopo la bonifica dei territori paludosi negli anni Quaranta, sono stati piantati moltissimi meleti, fino ad arrivare a coltivare oggi l’1% della produzione europea di mele, un traguardo quasi incredibile per un paese di queste dimensioni.

Qui abbiamo piantato, in 45 anni, un milione di pali Spinazzè, grazie a Karl Joseph Karnutsch e alla sua coperativa agricola E.I.L.

L’abbiamo incontrato durante Interpoma 2018 e lui ci ha raccontato la sua storia.

Ci dica qualcosa sulla storia di questa azienda.

Allora eravamo tutti giovani, un gruppo di ragazzi che voleva lavorare. Abbiamo fondato la cooperativa nel 1971: il primo fatturato annuo, mi ricordo, erano dieci milioni di lire. Da lì ci siamo allargati sempre di più, dopo essere stati in affitto in un paio di posti, nel 1995 abbiamo comperato questo edificio che in origine era una ditta che produceva antiparassitari e ne abbiamo fatto la nostra sede. Oggi siamo una realtà molto importante in tutto l’Alto-Adige e ci occupiamo di tutto quello che concerne l’agricoltura: dal giardinaggio agli indumenti di lavoro.

Ha sempre avuto passione per la terra e la natura?

Io sono figlio di un piccolo agricoltore che aveva lavorato al maso di mio nonno. Mio padre aveva più di cinquant’anni quando ereditò un ettaro e mezzo di terra. Io ho studiato fino a diciannove anni e una volta finita la scuola sono restato a casa a fare il giovane agricoltore. Ma il terreno non era molto e non c’era lavoro per due persone, allora ho iniziato a cercare ed interessarmi ad altro. Sono entrato in una associazione di giovani contadini e ho fatto un po’ di cose con loro. Poi c’è stata questa occasione ed è cominciato tutto.

Come ha conosciuto Gianni Spinazzè?

Gianni l’ho conosciuto nel 1973, in fiera a Verona. Io avevo già fatto una fornitura di pali a Trento ma ci stavamo ingrandendo, avevamo bisogno di un’ azienda solida su cui contare. Con Gianni è nato un bel rapporto di reciproca stima e amicizia e da quell’anno ci siamo sempre serviti da lui, non abbiamo mai pensato di cambiare perché indubbiamente il prodotto è ottimo, la qualità è alta, il che è quasi uno svantaggio per voi che siano così resistenti e durino molto a lungo. Oramai qui abbiamo piantato frutteti veramente ovunque però mi ricordo che tra gli anni Ottanta e Novanta facevamo tra i 45-60 carichi all’anno. E’ stato davvero un periodo incredibile, ne consumavamo come il pane e, ancora oggi, negli impianti qui intorno è davvero difficile trovare pali che non siano Spinazzé.

Si ricorda un episodio in particolare riferito a questo lungo sodalizio lavorativo?

Sì, è stato forse all’inizio degli anni Ottanta…Gianni mi disse che non poteva più darmi pali ma io ne avevo veramente bisogno, scherzando gli dissi: “Vengo lì con il mitra!”
In realtà, una mattina andai davvero a Cimadolmo con un mio socio – senza mitra, naturalmente – per vedere con i miei occhi se fosse vero che non poteva servirmi. Partimmo all’alba per essere lì intorno alle sei della mattina: non un’anima viva, non un palo. Aspettammo l’orario dell’apertura e Gianni fu sorpreso di vederci lì. Alla fine era vero, c’era moltissima richiesta a quei tempi, si lavorava giorno e notte, ma lui mi assicurò ugualmente la fornitura, con non pochi sacrifici immagino.
Questo è quello che succede quando un rapporto lavorativo è basato sulla lealtà e sulla stima.

Com’è la situazione del mercato quest’anno?

Quella passata è stata una bella stagione, la produzione qui in valle è stata buona. Quest’anno, complice il grande caldo, la raccolta si è prolungata con notevoli difficoltà. Le foglie non cadono e la raccolta si è prolungata, con notevoli difficoltà nel mercato di settore. La stagione è molto lunga e abbiamo perso l’autunno che è il tempo per fare nuovi impianti. Siamo in ritardo di due o tre mesi su tutto.

Karl ci porta nei frutteti a vedere le mele, le ceste sono riposte ordinate alla fine di ogni filare. Ne coglie qualcuna, le mostra orgogliosamente: sono Pink Lady. Croccanti, succose, profumate. Ne è passato di tempo da quel giorno del 1973 ma lui e Gianni si vedono almeno una volta l’anno, in questo periodo, come amici di lunga data. Quello che si dicono non ci è dato saperlo ma di sicuro è un tacito rinnovo di un rapporto solido come le grande passioni che li hanno resi gli imprenditori di oggi.