Allarme cimici sui frutteti: come proteggersi

L’invasione delle cimici sta diventando una vera emergenza e gli agricoltori italiani si interrogano su come proteggere le colture.

Coldiretti aveva lanciato l’allarme già due mesi fa: con l’arrivo del grande caldo, le cimici asiatiche stavano letteralmente invadendo i frutteti italiani con conseguenti gravi danni sulla produzione. Complici le temperature al di sopra della media degli ultimi anni e l’arrivo di nuove specie, il problema si è particolarmente aggravato e risulta adesso difficile da arginare, presentandosi come una vera emergenza.

La cimice asiatica (Halyomorpha Halis) è un insetto “alieno” originario dell’estremo Oriente, altamente infestante, totalmente privo di nemici naturali e con la capacità di riprodursi molto velocemente. La sua diffusione è cominciata verso la fine degli anni Novanta in Nord America fino ad arrivare in Italia intorno al 2007, prefigurandosi come un’autentica piaga per i coltivatori. L’insetto infatti è ghiotto di mele, pere, pesche, albicocche e addirittura kiwi e cereali ed attacca in modo aggressivo le colture, rendendo inutilizzabili i frutti con le sue punture trofiche e compromettendo pesantemente il raccolto con perdite che possono arrivare anche al 100% della produzione. Quello che quest’anno preoccupa ulteriormente è l’arrivo di altre specie come la Nezara Viridula e la Raphyaster Nebulosa: è stato infatti appurato che anche le cimici verdi, in grande numero, arrivano a danneggiare in modo irreparabile il raccolto.

L’uso di insetticidi non è servito a contenere il problema e l’antagonista biologico non si può introdurre sul territorio italiano perciò le ricerche scientifiche si sono spostate sulla ricerca di un predatore autoctono, individuato in un Imenottero parassita delle uova di cimice marmorata che è già stato testato con risultati positivi. Tuttavia l’insetto non potrà essere disponibile a breve e il fenomeno intanto si sta dilatando; le cimici temono sempre di meno i nostri inverni che sono di anno in anno più miti e, secondo Coldiretti, fino ad oggi sono 700 gli ettari interessati dal fenomeno.

Il rimedio al momento più efficace che limita il problema è di tipo meccanico ed è quello di chiudere i perimetri degli impianti con reti anti-insetto.
I sistemi di chiusura, detti a monoblocco, possono essere con copertura della capezzagna – se lo spazio lo permette – oppure di tipo frontale con vari tipi di copertura.
Per questa soluzione uno dei sistemi più efficaci e semplici da gestire è il sistema Spinazzé-Rotonet che prevede:

1) La posa di una arco zincato, staffato sulla sommità del palo di testata subito sotto il copripalo e piantato nel terreno all’inizio di ogni filare.
2) La stesura di un telo di rete anti-insetto a tutta lunghezza sul frontone fissato con placchette alla fune trasversale superiore e collegato alla base a dei tubi arrotolatori.
3) L’avvolgimento della rete anti-insetto in tubi orizzontali modulari a tutto fronte, con un fissaggio mediante apposite clips.
4) Un dispositivo di sollevamento manuale, elettrico oppure idraulico (con collegamento all’impianto idraulico del trattore).

Il sistema presenta notevoli vantaggi tra i quali:

  • Facile adattabilità agli impianti esistenti di tipo piano, semipiano, a capannina oppure ad elastici incrociati, anche con tubi aprirete frontali.
  • Velocità di installazione: circa 55 ore ad ettaro
  • Ottima resistenza al vento frontale; i tubi che avvolgono la rete mantengono in perfetta posizione i teli.
  • Velocità e semplicità di apertura e chiusura dei frontali.

I sistemi di sollevamento possono operare in apertura e chiusura fino ad un massimo di 60/70metri lineari in moduli, questo a seconda delle esigenze agronomiche e delle dimensioni del frutteto.